mag 10 2011

TANGO DEL VESTITO ROSSO

Category: Rubrica Poesiemara @ 16:06

TANGO DEL VESTITO ROSSO di Stefano Benni

Hai qualcosa di me in te che brucia
E non puoi nascondere in parole d’occasione
Un tratto, un gesto, una ferita, un pianto
Un filo rotto, una nota, una scusa
La nostra milonga dietro una finestra chiusa

Hai un po’ del mio sangue sul tuo vestito
Una foto in tasca, un coltello, un treno
Una bugia pronta, un bicchiere di veleno
Ogni volta che hai cercato di dimenticarmi

Stanotte ti prego: svegliati, apri la mano
Nel buio raccogli un pugno d’aria
Stringilo come fosse l’ultimo fiato
Chiudi gli occhi, apri il pugno, là io sono
Un tratto, un gesto, una ferita, fumo
Un vecchio tango, un po’ del mio profumo

Hai qualcosa di me in te che danza
Bandoneon, sala vuota, lontananza
In ogni passo, in ogni inchino io sono
Un bacio sincero, un bacio disonesto
Bugie: muoio per te, vivo per questo

E so che tu non mi hai dimenticato
E che dimenticarti io non posso
Ombra, spilla sul tuo vestito rosso
Anche se non balleremo più insieme
Così finì uno scandalo in una città perbene.

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mag 9 2010

Omassi - il mio sembrar felice

Category: Rubrica Poesiemara @ 16:04

il mio sembrar felice
è milonga maldestra
a volte sinuosa
fino ad esser invidiata

ma se non c'è orizzonte
su cui poter danzare
è solo tango
ha movimenti stretti

Babilonia, 24 settembre 2008

 

da 'Milonga maldestra - Pensieri incerti a Nord di Babilonia' di Sergio Omassi

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apr 12 2010

Da “Barnum” di Alessandro Baricco

Category: Rubrica Poesiemara @ 15:34

Da “Barnum” di Alessandro Baricco

Ma quel che davvero mi fa impazzire, è il tango. Perché il tango, poche storie, è il sesso. Fin dalle prime note, è già sesso. E allora è meraviglioso, perchè dalle ceneri di chissà quali stantii matrimoni, torna su la memoria di qualcosa di rovente, e inizi a vederli, quei ballerini che a tutto ti farebbero pensare tranne che al sesso, inizi a vederli trasformarsi, spariscono pance, rughe, nasi aquilini, occhi da carpe, vestiti impossibili, occhiali spessi così e d’improvviso diventano bellissimi, tutti, mentre gonne e pantaloni sfregano ad arte passi impeccabili, e le facce si pietrificano in un’espressione di definitiva solennità, gli occhi di lui stampati sul volto di lei (bellissima, per quei tre minuti) e gli occhi di lei stampati cento chilometri al di là del volto di lui, esattamente là dove guardano le donne bellissime quando un uomo, che le vuole, le guarda. Con infiniti sforzi, uno potrebbe magari imparare i passi: ma non quegli sguardi. Quella è classe, e viene da lontano.

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giu 14 2009

Benni - Tango perpendicular

Category: Rubrica Poesiemara @ 04:54

TANGO PERPENDICULAR di Stefano Benni
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E’ nel pavimento lavato dove brillano
i pesci d’oro delle scarpe nuove
E’ nel sudore sulla fronte del violinista
E’ nel Cupido dal dente cariato
che fa sedere le coppie, aspettando la mancia
E’ nel bicchiere di Tempranillo
dove lui desidera lei, attraverso un rosso inferno
E’ nella segatura ben sparsa,
perché nessuna lacrima vada persa
E’ nel primo sopraggiungere del tango
E’ nella notte curiosa dietro la porta chiusa
Ma se non ti tengo tra le braccia
tutto questo è una cartolina odorosa
per un barbiere che dorme
per un barbiere che sogna

E’ nella dama piccola che si appoggia
al cavaliere come a un parapetto di balcone
e guarda ombre di passi passare
in un fiume di neon e di fumo
nel suo grande music-hall personale
E’ nel sorriso dello scemo che non può ballare
ma dentro di sé conquista e seduce
la bionda triste, con l’uomo al fianco
che parla di sacchi di caffè, e non ama il tango
E’ nel gesto di Carlos che spalanca
il bandoneon, come Mosè che apre il mare
E’ nel frusciare di una gonna, in un attimo di silenzio
E’ nell’odore di rosa, calzini ed assenzio
Ma se non ti bacio come si baciano i ragazzi
tutto questo è nostalgia, per un mare dipinto
per un marinaio senza più nave
per un marinaio senza più vento

E’ nella tosse roca del ballerino migliore
che indossa la morte, come un abito ben fatto
e nella vecchia coppia che danza
“Enganadora” per la millesima volta
E’ nella vecchia ferita da coltello
il giorno che qualcuno difese qualcuna
Nelle risate troppo forti e smargiasse
Nelle farfalle che si uccidono sulle lampade rosse
E’ nella grazia e nell’arroganza
di questo contrappunto, che ci trascina
nei campi di luna, oltre la porta
Ma se non mi sei vicina, amore
tutto questo è uno spartito vecchio
dentro una vecchia valigia di carta
dentro una vecchia valigia sporca

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apr 25 2009

Pavese – Tango

Category: Rubrica Poesiemara @ 05:12
TANGO di Cesare Pavese - 1928 bta00557

Mi son visto una notte in una sala chiusa
e l'abbraccio dei corpi che danzavano,
sollevati e schiantati dalla musica,
sotto la luce livida che filtrava nei muri,
di lontano, mi soffocava il cuore
come in fondo a un abisso, sotto il buio.
Tra bagliore e bagliore,
giungono spaventose scosse di una tempesta,
che impazzisce là in alto, sopra il mare.
Mi giungevano a tratti,
pallide e stanche,
le ombre dei danzatori,
vibrazioni di un mare moribondo.
E vedevo i colori,
delle donne abbraccianti
illividirsi anch'essi,
e tutto rilassarsi
di spossatezza oscena,
e i corpi ripiegarsi,
strisciando sulla musica.
Solo ancora splendeva
su quella febbre stanca
il corpo di colei
che fiorisce in un volto
tanto giovane e chiaro
da fare male all'anima.
Ma era solo il ricordo.
Io la guardavo immobile 
e la vedevo, dolorosamente,
nella luce del sogno.
Ma passava strisciando,
senza scatti più, languida,
con un respiro lento
e mi pareva un gemito d'amore,
ma l'uomo a cui s'abbandonava nuda
forse non la sentiva.
E un'ubbriachezza pallida
le pesava sul volto,
sul volto tanto giovane e stupendo
da fare male all'anima.
Tutti tutti tacevano di ebbrezza,
travolti dentro il gorgo
di quella luce livida,
posseduti di musica,
nelle carezze ritmiche di carne,
e stanchi tanto stanchi.
Io solo non potevo abbandonarmi:
cogli arsi occhi sbarrati,
mi fissavo smarrito
su quel corpo strisciante.

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