set 21 2009

Enrique Santos Discépolo - I parte

Category: Rubrica Biografiewebmaster @ 11:31

Enrique Santos Discépolo (1901 – 1951)

I parte (1901-1930)

 

“ ... Come i criminali, i fidanzati e come gli esattori, io ritorno sempre ... “

 

discepolo08 Questa fu la predizione che Enrique Santos Discépolo fece durante un’intervista radiofonica degli anni ’30; agli albori del terzo millennio sembra proprio che la profezia dell’autore di testi indimenticabili si sia compiuta. In realtà, durante gli ottant’anni trascorsi, le sue parole ed il suo pensiero, custoditi nei testi comici, grotteschi ed amari dei suoi tanghi, hanno continuato ad essere attuali ed a raccontare le assurdità di una società contradditoria, che schiaccia e vive divorandolo proprio l’individuo che dovrebbe, come regola di esistenza, proteggere.

Nella stessa intervista Discepolo aggiungeva:

... ci sono delle persone che ritengono che uno non si possa comporre canzoni tristi, magari crudeli, e poi saltare all’improvviso dal triste al comico. Il fatto è che il comico ed il tragico non si contrappongono sempre. Al contrario, molte volte vanno insieme. (poi rivolto all’intervistatore) Pensi seriamente al futuro dei suoi figli. Un giorno lei verrà a mancare e loro dovranno affrontare soli la lotta per la vita. Cerchi allora che prima di morire ... loro siano diventati ladroni. Al di la dello scherzo, rendetevi conto dello sfondo serio della frase. Quello che succede è che nell’arte e nella vita il comico ed il drammatico si mescolano, si confondono. Ho scritto tanghi di forma comica, però con fondo serio, di quel genere che chiamano grottesco, come Chorra. Per questo sono un controsenso perpetuo e se i mie ammiratori mi conoscono per i testi tristi, i miei amici mi conoscono per le mie barzellette ...

discepolo06

Enrique Santos Discépolo è stato molto di più che un autore di testi di tango. E’ stato poeta, attore, autore teatrale, librettista e regista, forse addirittura filosofo e pensatore. Il popolo argentino però lo ricorda e lo venera per i testi, alcune volte profetici, delle sue canzoni e per la sua capacità di descrivere con ironia e acutezza il caos della società moderna. Nel mondo del tango è stato una vera eccezione in quanto ha composto per i suoi testi anche gran parte delle musiche. 

 

Le dimensioni in cui si muove Discépolo sono sostanzialmente due, ed in queste due categorie è sostanzialmente possibile distinguere le sue “letras”. In tanghi come Qué vachaché, Cambalache, Yira Yira il protagonista indiscusso è la società con tutte le sue storture, le pazzie ingiuste, la disumanità. Brani come Malevaje, Victoria, Chorra e Esta noche me emborracho invece girano attorno ad un unico individuo che, ridendo di sé, racconta le sue sofferenze, per l’abbandono, per l’amore, per errori commessi nel passato. In tutti i casi però il tratto comune, la firma inconfondibile ed inimitabile del poeta, è la capacità di regalare sempre una doppia lettura che all’inizio è ironica, decisamente divertente. Poi il sorriso, quando scende nel profondo, diventa amaro, si smorza sulle labbra, e diventa consapevolezza della rassegnazione. 

 

Discepolo Discépolo crea un genere nuovo, inimitabile. Racconta nei suoi tanghi le “imprese” di uomini, completamente diversi rispetto al compadrito, lo sbruffone sfacciato sempre trionfatore in piccoli e meschini duelli con la polizia, con i rivali e … con l’amore. I suoi personaggi sono molto diversi anche dai protagonisti che, in molti altri tanghi, soffrono per una donna, ma soffrono con virilità, quasi nobilitati dal grande patimento amoroso. 

Discépolo parla di personaggi brutti, ridicoli, truffati, abbandonati e piangenti, oppure abbandonati e per questo al massimo della felicità per la indipendenza recuperata (Victoria). I protagonisti dei suoi tanghi, oltre alla società malevola, sono antieroi distrutti e demoliti, che la vita nel “ ... suo vertiginoso trascinarsi ...” lascia sempre dietro di sé. Sono eterni perseguitati, però non da un altro uomo, o dalla polizia o da un nemico. E’ il mondo che li perseguita.

L’originalità poetica di Discépolo si comprende subito, con immediatezza e senza interpretazioni; basta  leggere i testi delle sue canzoni. Risulta subito chiara la sua capacità di creare ogni volta storie e situazioni nuove, legate tutte da un medesimo filo conduttore: l’ironia ed il grottesco come chiave per riuscire vivere, o addirittura per poter sopportare, la realtà che ci circonda.

Iniziamo a fare un viaggio nei tanghi di Discépolo, ed iniziamo dai racconti dove è il singolo individuo, con le sue stranezza, il protagonista. Di sicuro il sorriso per le strampalate situazioni dei suoi personaggi sarà la prima reazione, mentre poi, rendendosi conto che le stranezze non sono poi così inconsuete, il sentimento forse cambierà

malevaje In Malevaje viene portato al limite del ridicolo il culto del coraggio, della spavalderia e arroganza che caratterizza un personaggio tipico di molti tanghi: il compadrito. In questo testo l’uomo, abilissimo nell’uso del coltello, è vinto e sopraffatto per l’amore di una donna. Nella sua confessione angustiata il compadrito si rende conto della metamorfosi che lo ha completamente snaturato, facendolo diventare quasi un essere anacronistico nella Buenos Aires degli anni ’20. L’effetto dell’amore è talmente profondo che il protagonista si dispera per la parte di sé che ormai sente smarrita, non riesce nemmeno a riconoscersi, sentendo ormai compromessa la sua virilità ed il suo coraggio. L’effetto ridicolo è accentuato ancora di più dal fatto che nel testo non si comprende nemmeno se tale amore è corrisposto, ma probabilmente nessuno, neanche il compadrito, ne è consapevole. Una vera crisi di identità lo stravolge e lo porta addirittura a chiedere alla amata:

Decí, por Dios, ¿qué me has dao,

que estoy tan cambiao,

no sé más quien soy?

El malevaje extrañao,

me mira sin comprender...

Me ve perdiendo el cartel

de guapo que ayer

brillaba en la acción ...

¿No ves que estoy embretao,

vencido y maniao

en tu corazón?

Dimmi, per Dio, cosa mi hai fatto

perchè sono tanto cambiato,

non so più chi sono ?

Il malvagio stupito

mi guarda senza comprendere

Mi vede mentre perdo la reputazione

di duro che ieri

brillava nell’azione ...

Non vedi che sono prigioniero,

vinto e ossessionato

nel tuo cuore ?

L’argomento amore in Discépolo viene trattato con la solita duplicità: da una parte il poeta si fa gioco di un personaggio caratteristico della mitologia tanguera, togliendogli le sue sicurezze, la sua maschera. Allo stesso tempo però tutto questo porta a riflette su quanto sia serio e pericoloso questo sentimento, su quanto possa avere un effetto devastante per ciò che è capace di produrre. Anche in questo caso Discépolo sembra avere delle doti di veggente. La sua relazione con la cantante di cabaret Tania Mexican, con la quale convisse dal 1928 fino alla morte nel 1951, segnò definitivamente la sua vita sentimentale e sicuramente per gli anni a venire l’instabilità del rapporto, a causa dei continui tradimenti di lei, fu una prodiga fonte di ispirazione.   

Melevaje – Tango 1929

Musica Juan de Dios Filiberto - Letra: Enrique Santos Discépolo

Mp3 di  Malevaje

elhincha Un altro esempio di come i testi di Discepolo siano di completa rottura rispetto alle atmosfere sofferenti e melense dei tanghi dell’epoca è Victoria. Anche in questo caso è il grottesco a farne da padrone.

Il protagonista viene abbandonato dalla sua donna, che lo lascia, sembra, senza spiegazioni, all’improvviso, per fuggire con un nuovo amore. La stato d’animo però dell’abbandonato è subito chiaro, già dal principio del tango. Infatti con un urlo, immaginabilmente a squarciagola, lo sventurato sorprende tutti cantando:

Victoria!

¡Saraca, Victoria!

Pianté de la noria:

¡Se fue mi mujer!

Si me parece mentira

después de seis años

volver a vivir...

Volver a ver mis amigos,

vivir con mama otra vez.

¡Victoria!

¡Cantemos victoria!

Yo estoy en la gloria:

¡Se fue mi mujer!

Vittoria

Meraviglia, Vittoria!

Piantato dalla ???

la mia moglie se ne è andata !

Mi sembra strano

che dopo sei anni

ritorno a vivere ...

Ritornare a vedere i miei amici,

vivere con la mamma un’altra volta.

Vittoria !

Cantiamo vittoria !

Sono nella gloria:

Mia moglie se ne è andata !

Difronte all’abbandona da parte della sua donna il protagonista, lontano dal dolersene, se ne rallegra sfacciatamente arrivando addirittura ad impietosirsi del povero innocente con il quale lei se ne è andata. Il paradigma tradizionale dell’uomo sofferente viene completamente sovvertito e la sofferenza e le pene d’amore lasciano il posto all’allegria per l’indipendenza recuperata. Negli ultimi 80 anni chissà quanti uomini ascoltando questo tango, con un leggero sorriso e lo sguardo perso nel nulla, hanno un po’ sognato.

E poi possibile però anche una lettura diversa, e forse ecco la seconda faccia, più profonda, del testo: chi fallisce prende in giro se stesso, evitando in questo modo di essere preso in giro dagli altri.

L’interpretazione di questo tango è resa alla perfezione dalla voce di Gardel.

Victoria – Tango – 1929

Musica y letra  Enrique Santos Discépolo

mp3 Victoria !

discep_dib La fantasia e l’originalità di Disepolo si possono trovare ancora in altri due tanghi composti nel 1928. In tutte e due il tema è la disillusione amorosa, ossia l’amore intenso e profondo provato dal protagonista verso l’amata, un nobile e sincero sentimento che poi, per differenti motivi, si svuota completamente, dando spazio all’immancabile autoironia del malcapitato.

Esta noche me emborracho In Esta noche me emborracho le componenti della storia sono tipiche: la donna amata è una figura abituale nella tanghistica dell’epoca, una ballerina di tango, ed i protagonisti si muovono in uno spazio conosciuto, il cabaret. Usuale e anche la causa che porta all’errore fatale del protagonista: : l’abuso di alcol. Questi elementi, miscelati perfettamente dall’autore, permettono di evocare delle immagini che fanno percepire chiaramente lo stordimento e l’atmosfera corrotta che caratterizzano tutta la storia.

Il protagonista rivede dopo dieci anni l’amata, la donna che lo ha rovinato, che lo ha fatto diventare un ladro ed uno scroccone, che addirittura gli fatto abbandonare la madre. Però quello che trova davanti agli occhi è ben diverso da ciò che ricordava.

Sola, fané, descangayada,

la vi esta madrugada

salir de un cabaret;

flaca, dos cuartas de cogote

y una percha en el escote

bajo la nuez;

chueca, vestida de pebeta,

teñida y coqueteando

su desnudez...

Parecía un gallo desplumao,

mostrando al compadrear

el cuero picoteao...

Yo que sé cuando no aguanto más

al verla, así, rajé,

pa' no yorar.

Sola, sfinita, sgangherata,

l’ho vista a notte tarda

uscire dal cabaret;

secca, un collo da giraffa

ed un attaccapanni invece del delcoté,

sotto il pomo;

Con le gambe storte, vestita da ragazzina,

imbellettata e civettando

la sua nudità

Sembrava un gallo spennacchiato,

mostrando sfacciato

la pelle tutta beccata …

Io che so quando non reggo più

a vederla, così, scappai,

per non piangere

Perché sia finita tra i due non ci è dato a sapere, però probabilmente la causa era la natura di lei, il suo essere “milonguera”, corrotta. Forse parlando a se stesso, il disilluso ricorda con un po’ di incredulità:

¡Y pensar que hace diez años,

fue mi locura!

¡Que llegué hasta la traición

por su hermosura!...

Que esto que hoy es un cascajo

fue la dulce metedura

donde yo perdí el honor;

que chiflao por su belleza

le quité el pan a la vieja,

me hice ruin y pechador...

Que quedé sin un amigo,

que viví de mala fe,

que me tuvo de rodillas,

sin moral, hecho un mendigo,

cuando se fue.

E pensare che dieci anni fa,

fu la mia pazzia !

Arrivai fino al tradimento

per la sua bellezza ! …

Quello che oggi è una carcassa vecchia

fu la dolce ossessione

dove io perdetti l’onore;

che pazzo per la sua bellezza

tolsi il pane a mia madre,

mi feci vile e truffatore…

Rimasi senza un amico,

vivendo con slealtà,

in ginocchio

senza morale, come un mendicante,

quando se ne andò.

L’unica cosa che può fare per non pensare a come la sua vita è stata compromessa da quella donna, è ubriacarsi. E allora conclude il tango sommessamente:

Esta noche me emborracho bien,

me mamo, ¡bien mamao!,

pa' no pensar.

Questa notte mi ubriaco per bene,

mi ubriaco, proprio per bene !

per non pensare.

Esta noche me emborracho – Tango 1928

Musica y letra Enrique Santos Discépolo

file MP3 di Esta noche me emborracho

Chorra Come in Esta noche me emborracho anche nel tango Chorra la disillusione amorosa è il tema conduttore, ma in questo caso la causa è ben diversa.

La donna, sempre causa di sofferenza e di cambi di vita traumatici per l’uomo, questa volta però lo ha proprio ingannato. E non lo ha fatto da sola ma bensì con l’aiuto della mamma e del papà, presentati all’innamorato rispettivamente come una povera vedova e come un grande eroe di guerra morto in battaglia.

Il malcapitato si rivolge alla donna che prima amava, ormai disilluso, dicendole:

¡Chorra!...

Me robaste hasta el amor...

Ahura,

tanto me asusta una mina,

que si en la calle me afila

me pongo al lao del botón.

Si hace un mes me desayuno

con lo qu' he sabido ayer,

no er'a mí que me cachaban

tus rebusques de mujer...

Ladra !

Mi hai rubato anche l’amore …

Adesso,

tanto mi fa paura una ragazza,

che se per la strada mi corteggia,

mi metto al lato di un poliziotto.

Se un mese fa mi fossi reso conto

ciò che ho saputo ieri,

non avrebbero cacciato me

le tue moine da donna …

Poi, la povera madre vedova ed il padre eroe di guerra, in realtà non sono altro che una famosa truffatrice conosciuta da tutti ed un malvivente, al momento in galera perché spione della camorra, professore di manganello , malvivente e truffatore. Diciamo che in questo caso lamentarsi dei suoceri sembra proprio legittimo.

Se tragaron

vos, "la viuda" y "el guerrero"

lo que me costó diez años

de paciencia y de yugar...

¡Chorros!

Vos, tu vieja y tu papá,

Si inghiottirono,

voi, “la vedova” e “il guerriero”

ciò che mi costò dici anni

di pazienza e di lavoro

Ladri !

tu, tua madre e tuo papà

Il tango poi finisce con un avvertimento prezioso, rivolto a tutti i creduloni, di tutte le epoche:

¡Guarda!

Cuidensé porque anda suelta,

si los cacha los da vuelta,

no les da tiempo a rajar.

¡Lo que más bronca me da,

es haber estao tan gil

Attento !

State attenti perché gira sciolta,

e se vi becca vi rigira,

e non vi da tempo di scappare.

Quello che mi da più fastidio,

è sapere di essere stato un fesso

In questo tango l’humor è utilizzato da Discepolo fino a degenerare nel grottesco, ossia il dramma viene raccontato utilizzando delle immagini comiche.

La sofferenza, anche se celata dietro l’ilarità del racconto, è evidente. Nelle prime strofe viene resa in modo chiaro utilizzando magistralmente una metafora, per far capire che la ladra non ha rubato solo cose materiali, ma anche una parte dello spirito.

me afanaste hasta el color.

...

¡Chorra!...

Me robaste hasta el amor...

mi rubasti perfino il colore,

...

Ladra!

Mi rubasti perfino l’amore ...

Chorra Tango – 1928

Musica y letra Enrique Santos Discépolo

file MP3 di Chorra

 

 

 

 

... continua nella II parte

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lug 21 2009

Osvaldo Pugliese – Biografia II parte

Category: Rubrica Biografieoreste @ 07:53
(prima di ascoltare brani o vedere video ricordati di fermare la musica in basso a sinistra)osvaldopugliese7-a[1]

Il 21 agosto del 1946 Pugliese registra per la casa Odeon Disco il tango La Yumba, ed inizia una nuova epoca. Questo tango compone con Negracha (1942) e Malandraca (1948) il famoso “trittico” di tanghi nel quale è sintetizzato magistralmente l’embrione di quello che sarà lo stile della sua orchestra per gli anni a venire. La novità di questi tre tanghi è stata quella di rompere la tradizione compositiva consolidata dell’epoca e di proporre nello stesso brano atmosfere completamente differenti. Alle battute caratterizzate da ritmi incalzanti ed ostinati si affiancano passaggi melodici dove il tempo è come sospeso, per poi lasciare spazio a passaggi sincopati ed in contrappunto.

NEGRACHA

MALANDRACA

pugliese3 Il più famoso ed interpretato dei tre brani è La Yumba. Il titolo non corrisponde ad alcun vocabolo, bensì è una “traslitterazione” dell’andamento ritmico del pezzo: Yum (I movimento) ... ba (III movimento) ... - Yum ... ba .

Già all’inizio è presente qualcosa di inconsueto. La musica parte in levare con le ultime note di una battuta già cominciata altrove, lontano dall’ascoltatore, che per questo motivo viene preso quasi di sorpresa. E’ come se un animale feroce uscisse all’improvviso del fitto del bosco con passo deciso e minaccioso.

Il ritmo è marcato in modo sensuale, felino ed è la base che con potenza sostiene una sequenza di 7 note ripetute ostinatamente in modo quasi ipnotico: sono le stesse note iniziali.

La yum–ba poi si ferma, come per pensare, mentre l’ostinato cambia l’accento diventando sincopato, per poi ricongiungersi alla yum – ba, che inizia di nuovo la sua marcia incessante.

   

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LA YUMBA

La caratteristica che seduce l’ascoltatore, è la pulsazione della musica con ondate intermittenti, che dilatano i contorni del battere del tempo.

E’ come se le note che hanno il fondamentale compito di definire in modo preciso il ritmo, fossero state scritte con troppo inchiostro e la goccia nera ampliandosi avesse superato lentamente i contorni netti. Tutto questo si adatta perfettamente alle dinamiche dei movimenti dei ballerini, e corrisponde idealmente al lasso di tempo che intercorre tra l’impulso dell’uomo, prima del battere del tempo (intenzione), ed il movimento della donna (ascolto), qualche istante dopo.

Il tratto tipico di Pugliese è quello di creare nei quattro tempi della battuta dei vuoti quasi completi tra i due accentati, che pulsano in modo costante come dilatandosi e contraendosi. E’ un andamento familiare, rassicurante, è come il battito del cuore.

Questo effetto viene ottenuto dando ai violini ed ai violoncelli il compito di cadenzare il ritmo con ampie e veloci arcate, mentre il pianoforte in secondo piano, con accordi sussurrati, crea il legame tra le due note accentate.

La Yumba è uno dei classici brani che rientrano nel repertorio dei ballerini professionisti. Un esempio per tutti è il famosissimo film di Sally Potter, Lezioni di Tango, dove un giovane Pablo Veron incanta per potenza e sensualità.

Pablo Veron y Sally Potter

 

 

OP-a Pugliese conobbe nella sua vita anche l’esperienza del carcere, in quanto fedele e coerente alle sue idee di simpatizzante comunista, in periodi in cui in Argentina era al potere la dittatura militare.

Il Maestro gestiva la sua orchestra come una cooperativa, dividendo equamente i proventi delle esecuzioni, ed è famoso l’aneddoto secondo il quale quando era costretto a subire il carcere a causa delle sue idee politiche, le sere dei concerti, mentre l’orchestra suonava, il pianoforte rimaneva vuoto e silenzioso, con un garofano rosso adagiato sulla tastiera. Più tardi il bandoneonista Carel Kraayenhof, uno dei suoi migliori discepoli, compose e dedicò a Pugliese il tango Clavel rojo (Garofano rosso).

Rispetto ad altri musicisti, Pugliese compose la musica per un numero abbastanza limitato di tanghi, circa venti, alcuni dei quali rappresentano delle perle uniche nella musica porteña. Oltre ai già citati Recuerdo, La Yumba, Negracha, Malandraca basti ricordare la Beba, Una Vez (testo di Catullo Castillo), Corazoneando, Barro (testo di Horacio Sanguinetti) e soprattutto Recien con testo del poeta Homero Manzi.

RECIEN

Altrettanto famose sono le sue innumerevoli interpretazioni di brani composti in precedenza da altri musicisti, interpretazioni tanto profonde ed innovative da dare una nuova vita al brano originario.

In questo caso l’elenco è decisamente lungo e di valore musicale immenso.

La scelta qui fatta non segue nessuna priorità se non quella dell’amicizia e dell’ammirazione.

DESDE EL ALMA

Carlos Gavito y Marcela Durán

 

 

E’ immancabile poi la firma con la quale Pugliese conclude i sui tanghi. Nella ultime misure del brano viene preparato con un crescendo l’accordo finale, che esplode nell’ultima battuta con un fortissimo, però su un movimento inconsueto, il secondo, solitamente debole. Poi il silenzio con un pausa, lasciando l’ascoltatore all’improvviso in equilibrio sull’orlo del nulla. Una pausa di tensione silenziosa e poi un accordo finale pianissimo, appena appoggiato che risolve il brano, in modo soffice e silenzioso, ... quasi rassicurante. Gli ascoltatori più attenti dicono che in questo modo Pugliese ha saputo dimostrare la sua attenzione e considerazione della parte danzata del tango, lasciando l’ultima nota del brano alla libera sensibilità del ballerino.

Ecco alcuni esempi di finali:

FINALE LA MARIPOSA

FINALE GALLO CIEGO

FINALE LA YUMBA

 

Lo stile dell’orchestra Osvaldo Pugliese ha ispirato numerose orchestre attuali di tango, quali il Sexteto Mayor, l’Orquesta Color Tango, El Aranque, l’Orquesta Carla Pugliese, nipote di Osvaldo, fino ad arrivare alla potenza dirompente dell’Orquesta tipica Fernandez Fierro.

ZITA

 

Oltre ai numerosi concerti nei café e nei teatri di Buenos Aires, in tutta l’Argentina e Montevideo, vi furono due importanti tour mondiali dell’orchestra Pugliese. La prima nel 1960 in diverse città dell’Unione Sovietica terminata poi con un concerto in Cina. La seconda nel 1965 in Giappone, ed in occasione di questo tour Pugliese compose il tango Tokio Luminoso.

Gustavo Naveira y Giselle Anne

OsvaldoPugliese

Alla fine dei concerti gli innumerevoli sostenitori di Pugliese lo salutavano al grido di "Al Colón! Al Colón!"; il Teatro Colón di Buenos Aires è il più prestigioso teatro argentino, tempio culturale riservato esclusivamente alla musica classica.

Finalmente nel 1985 le porte del Teatro Colón si aprono per la prima volta nella sua storia al tango e l’Orquesta Pugliese ottiene la consacrazione ufficiale, con un concerto rimasto memorabile.

Osvaldo Pugliese è morto a Buenos Aires il 25 Luglio del 1995, al suo funerale echeggiavano le note de "La Yumba"

accedi qui alla Prima parte della biografia

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giu 13 2009

Osvaldo Pugliese I°parte

Category: Rubrica Biografieoreste @ 04:12

Osvaldo Pugliese (1905 – 1995)

Osvaldo-Pugliese-aaa[1]I° parte 1905-1946

E’ necessario presentare Osvaldo Pugliese ???

... e allora cominciamo da un punto di vista perlomeno insolito: il ricordo visivo.

La prima immagine fisica che il nome Pugliese evoca nella mente del frequentatore di milonghe è veramente suggestiva e permette di apprezzare un aspetto alquanto particolare del mondo del tango: il profondo rispetto e la profonda ammirazione per l’esperienza ed il vissuto delle generazioni passate, fenomeno molto raro in altri ambienti.

Pensando ad Osvaldo Pugliese subito compare, creata dalla memoria, la figura di un simpatico e determinato viejito, magari il nonno dei nostri ricordi, sorridente e disponibile nel raccontare aneddoti della sua vita che rubano in pochi istanti l’attenzione.

Dietro agli occhiali spessi con la montatura scura, gli occhi luccicanti pieni di vita vissuta ci parlano di ciò che pensavamo fosse solo leggenda. La voce fragile ed ironica conduce e seduce con semplicità, regalando immagini introvabili altrove. Tutto diventa una favola che non ci stancheremmo mai di ascoltare e rivivere con lui, proprio come la sua musica.

L’affetto istintivo che suscita la sua figura non fa altro che amplificare ancora di più la smisurata considerazione che si ha di questo grande compositore per la musica geniale e profonda che ci ha regalato.

 

Video  (ricordati di fermare la musica del sito in basso a sinistra)
 
 

 

Osvaldo Pugliese è stato il musicista che più di tutti ha inciso profondamente nella concezione musicale del tango, avviando, verso la fine degli anni ’30, una trasformazione profonda e radicale, ma allo stesso tempo morbida e non traumatica.

Basti pensare che la sua prima composizione, Recuerdo (1924), è unanimemente ritenuta una delle più importanti della storia del tango, tanto che Anibal Troilo ne parlava come del tango che avrebbe voluto comporre mentre Julio De Caro già allora la considerava come “ ... una delle opere d’arte del nostro tango che perdurerà per sempre ...”. 

Recuerdo_Recuerdo Brano (ricordati di fermare la musica del sito in basso a sinistra)  

RECUERDO

Nel solco di Pugliese, poi, altri compositori hanno contribuito all’opera osvaldopugliese7-a[1]di trasformazione del tango; alcuni, come Horacio Salgan, rimanendo sempre paralleli allo stile ed all’impronta del maestro, altri, come Astor Piazzolla, creando una frattura avanguardistica.

Pugliese nasce nel barrio di Villa Crespo il 2 dicembre 1905. Nella sua famiglia il tango era di casa: il padre Adolfo, flautista dilettante, ed i due fratelli violinisti suonavano nelle formazioni che si esibivano nei cafè del barrio.

Dopo aver suonato inizialmente il violino passa ben presto al pianoforte, facendo esperienza, come molti suoi contemporanei, accompagnando le pellicole mute nei cinema. La sua carriera professionista inizia a 15 anni nel locale Café de La Chancha (la maiala), così chiamato dagli avventori alludendo alla scarsa igiene del proprietario. L’orchestra è diretta dalla bandoneonista Francisca “Paquita” Bernardo, fatto abbastanza insolito per il tango.

Allo stesso tempo inizia a frequentare il conservatorio di Villa Crespo, dove si diplomerà in pianoforte nel 1919.

La solida preparazione teorica ha senz’altro permesso alla sua creatività di potersi esprimere in modo libero e completo, percorrendo le ampiezze sonore dell’armonia e fondendole in modo nuovo e rivoluzionario.

Il percorso musicale di Pugliese sintetizza adeguatamente il passaggio tra due diverse concezioni della musica che marcano due diverse epoche. Nel periodo denominato La Guardia Vieja (1910 – 1925 circa), la sottile linea melodica “orizzontale” era l’elemento conduttore e, con un ritmo ben definito, il principale riferimento. I musicisti creavano ed eseguivano senza avere conoscenze musicali, era una rarità che sapessero leggere spartiti, e le orchestre suonavano “a la parilla” ossia improvvisando a memoria, avendo al più come unico elemento definito da seguire la parte del pianoforte.

La conseguenza diretta di tale situazione era una certa istintività e semplicità dei brani interpretati, dove l’esclusivo talento musicale degli interpreti, permetteva solamente di ricamare superficialmente sulle linee melodiche suggerite dal compositore.

OPugliese-a Con la Guardia Nueva, iniziata verso la metà degli anni ’20, l’orientamento è invece verso una musica “verticale”. Il miglioramento delle condizioni economiche della società argentina, rende possibile vivere di sola musica, di solo tango, e questo spinge compositori ed esecutori dotati di una preparazione musicale sempre più profonda a ricercare nuove soluzioni, fino ad arrivare a sperimentazioni avanguardistiche. Ora le melodie si espandono, cominciando a divenire dense e composite, aggiungendo alla gamma sonora la dimensione della profondità. Si cominciano a gettare le fondamenta del periodo successivo, Los anos 40 y 50, meglio conosciuto come L’Epoca de Oro.

Dopo profonde esperienze formative con le orchestre di tango più importati, con direttori del calibro di Alfredo Gobbi, Anibal Troilo e Pedro Laurenz, Pugliese giunge finalmente nel 1939 a formare la sua Orquesta tipica. Sono anni di fermento creativo, dove lo stile Pugliese si va definendo sempre di più, acquisendo quei tipici andamenti ritmici, congeniali particolarmente al ballo, che hanno reso immortali interpretazioni di brani come Gallo Ciego (musica di A. Bardi), La Mariposa (musica di Pedro Maffia).

 

Gallo ciego 

La mariposa

Nel 1946, poi, arriva la summa di tutta la sua esperienza musicale. Pugliese presenta il brano che apre una nuova epoca, caratterizzando non solo quello che sarà lo stile della sua orchestra ma anche tutto il tango che verrà dopo.

Il 21 agosto del 1946 registra per la casa Odeon Disco il tango La Yumba.

... continua nella II parte ...

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apr 3 2009

Rodolfo Biagi

Category: Musica | Rubrica Biografiewebmaster @ 08:44

Rodolfo Biagi
(1906- 1969)

Il primo amore non si scorda mai ...

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Premessa indispensabile

La musica del tango è costellata da un’infinità di personaggi, famosi interpreti e meno conosciuti musicisti che con le loro orchestre hanno contribuito a creare in più di cento anni un vero e proprio mito. Con chi cominciare allora questa rubrica mensile ??? La scelta è stata semplice e senza esitazioni. Ho pensato subito al mio primo amore; il primo esecutore/compositore che è emerso dalla nube indistinta del tango e che si è materializzato in modo netto e definito davanti ai miei sensi. Io credo che il caos iniziale sia comune a tutte le persone che si avvicinano con interesse a questa musica, e che ascoltano parole quali Guardia Vieja, Epoca de Oro, Tango Nuevo, Nuevo Tango senza poterle afferrare, come dimenticate nell’aria da qualcuno.

Lo smarrimento si sminuzza ancora di più quando si passa a parlare degli abitanti che popolano queste distese di tempo ancora da decifrare. Al principio sono un’infinità di semplici nomi, anonime ombre che sembra ci prendano in giro comparendo con un accordo per poi sparire con l’ultima nota. Poi diventeranno dei veri e propri miti, e sorrideremo al solo pensiero di averli potuti sfiorare senza riconoscerli .

Tra il prima ed il poi succede all’improvviso qualcosa: emerge dalimage004 l’ombra, come un fantasma che si fa uomo, il primo amore ... il primo amico. Per me è stato Rodolfo Biagi.

Nato a Buenos Aires nel barrio di San Telmo il 14 marzo del 1906 si avvicinò alla musica dapprima suonando il violino per poi scoprire poco dopo la sua vera passione: il pianoforte. A 13 anni lo troviamo già come pianista ad accompagnare nei cinema le pellicole di film muti, ma il suo vero debutto nel mondo del tango si ebbe solo due anni dopo. La leggenda racconta che Juan Maglio detto Pacho, famoso direttore d’orchestra dell’epoca, mentre assisteva alla proiezione di un film, ad un certo punto si alzò dalla sua poltrona lamentandosi animatamente della musica che accompagnava la pellicola. Il pianista talentuoso distraeva con le sue note dense e ritmate i goffi movimenti degli attori in bianco e nero. Il pianista era un ragazzino magro e dallo sguardo intenso,  con un nome che sapeva di Italia: Rodolfo Biagi. Forse Biagi perse il suo lavoro, ma è cosa certa che iniziò dopo pochi giorni a suonare nell’orchestra del maestro Juan Maglio detto Pacho.

Gli anni che seguirono furono pieni di esperienze con varie orchestre e di conoscenze con personaggi che sono rimasti nel firmamento del Tango. Nel 1930 accompagnò Carlos Gardél in alcune registrazioni per la casa discografica Odeon. Nel 1931 lo troviamo come pianista dell’orchestra Juan Canaro, con la quale fece una tournée in Brasile.

Un tappa fondamentale per la sua formazione si ebbe nel 1935, quando iniziò a suonare nell’Orchestra di Juan D’Arienzo, con la quale rimase per tre anni, registrando il 31 dicembre 1935 il suo primo disco.

La caratteristica che fa di Biagi un interprete unico e facilmente individuabile è la sua ritmica precisa e definita, caratterizzata da staccati che non lasciano dubbi od esitazioni al ballerino. Il tutto è armonizzato da una costante presenza del pianoforte. Con brevi e sferzanti arpeggi, disegnati come arabeschi, intreccia le arcate precise dei violini, per poi impastare ed avvolgere le sonorità degli altri strumenti, con accordi rotondi,  ampi e densi.  Il pianoforte è il primo attore nelle esecuzioni di Biagi ed il suo timbro ora squillante ora profondo e cupo sembra sempre giocare agile e spensierato con il resto dell’orchestra. Per il suo virtuosismo Biagi era soprannominato “Manos brujas”, Mani stregate.

image003 I tre pezzi qui proposti possono dare un’idea dello stile inconfondibile di Biagi.

Oltre ad essere grande interprete, rielaborando quindi musiche di altri autori, fu anche compositore di pezzi memorabili. Alcuni dei brani più celebri da lui creati sono: Humillación (vedi video di Arce/Montes), Gólgota, Magdala, Por tener un corazón, Campo afuera (testo del poeta Homero Manzi) e Indiferencia.

Biagi suonò l’ultima volta con la sua orchestra il 2 agosto del 1969.

Si spense il 24 settembre dello stesso anno nella sua città natale. 

 

Brani musicali (ricordati di fermare la musica del sito in basso a sinistra)

Titolo

Tipo

Anno

Musica

Letra/Testo

Ascolto

Cicatrices Tango

1925

Adolfo Avilés

Enrique Maroni

 

Caricias

Tango

 

Juan Martí

Alfredo Bigeschi

 

Santa Mlonguita

Tango

1933

Enrique Delfino

Enrique Cadícamo

 
 
 
 
Video  (ricordati di fermare la musica del sito in basso a sinistra) 

Gustavo Naveira y Giselle Anne - Viejo Porton (Rodolfo Biagi) - San Francisco 2008

 

Julio Balmaceda y Corina De Le Rosa – Caricias (Rodolfo Biagi) – Tangofestival Bergamo 2008

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